Società di comodo e test di operatività: la Cassazione esclude il primo triennio
- Federico Lione

- 10 set 2025
- Tempo di lettura: 2 min
La disciplina delle società di comodo, contenuta nell’art. 30 della legge 724/1994, mira a contrastare le società che non svolgono un’attività realmente imprenditoriale e che vengono utilizzate dai soci per fini personali.Il meccanismo si fonda sul cosiddetto test di operatività, che presume un reddito minimo calcolato in base a determinati coefficienti applicati all’attivo immobilizzato di bilancio. Se i ricavi effettivi dichiarati risultano inferiori a tale soglia, scatta la presunzione di non operatività.
La questione del primo triennio
Tradizionalmente il test si applica sulla base della media di tre esercizi: l’anno oggetto di verifica e i due precedenti. Ma cosa accade alle società di nuova costituzione, prive di uno storico triennale?L’Agenzia delle Entrate aveva adottato un’interpretazione rigida, includendo anche il primo esercizio (anno di costituzione), spesso caratterizzato da valori non a regime.
L’ordinanza della Cassazione n. 22007/2025
Con l’ordinanza del 30 luglio 2025, la Corte di Cassazione ha stabilito che il primo esercizio non può essere incluso nel calcolo del test di operatività. Di conseguenza, per l’intero primo triennio di vita della società il test non può applicarsi come presunzione legale.In questo arco temporale, l’Agenzia delle Entrate può contestare la non operatività solo dimostrando concretamente, e con onere probatorio a proprio carico, l’assenza di effettiva attività imprenditoriale.
Gli effetti pratici
Tutela delle start-up e delle nuove società: il primo anno è escluso perché fase fisiologica di avvio, spesso inferiore a 12 mesi e non rappresentativa della capacità produttiva.
Primo triennio non testabile: senza tre esercizi completi non vi è base legale per applicare la presunzione automatica di società di comodo.
Onere della prova all’Agenzia: spetta al Fisco dimostrare, caso per caso, che la società non svolge reale attività economica.
Continuità con altre pronunce
La Cassazione aveva già affrontato il tema con la sentenza n. 34472/2024, confermando che senza triennio completo non può scattare la presunzione. L’ordinanza 22007/2025 rafforza questo orientamento, delineando un quadro più favorevole alle imprese in fase di avvio.
Conclusioni
La decisione della Cassazione rappresenta un segnale importante: la disciplina delle società di comodo non può essere applicata meccanicamente alle nuove società.Per gli imprenditori, ciò significa maggiore certezza nei primi anni di attività. Per i professionisti, la possibilità di impostare difese solide in caso di contestazioni.Un avvocato esperto in diritto societario a Milano può offrire assistenza strategica sia nella fase di pianificazione societaria sia in quella contenziosa, valorizzando le aperture giurisprudenziali a tutela delle nuove imprese.




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